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Nove migranti senza dimora sgomberati da un sottopasso

12 gennaio 2012 Commenti chiusi

Nove migranti senza dimora sgomberati da un sottopasso

Denunciati otto cittadini rumeni e un nordafricano che da alcuni giorni si erano stabiliti in un passaggio pedonale tra i giardini e il centro commerciale di via Marco Polo, al Navile
11 gennaio 2012 da zic.it

Non è una novità che a Bologna molte persone, migranti ma non solo, si ritrovino a vivere in strada, e che il piano freddo del Comune non sia in grado di accogliere tutti. Ciò nondimeno la risposta del Comune stesso, tramite i suoi vigili, a chi cerca di trovarsi un riparo di fortuna è
sempre la medesima: denuncia e sgombero.
E’ successo stamattina ai giardini Marco Polo, al Navile: otto cittadini rumeni e un nordafricano regolarmente in possesso del permesso di soggiorno si erano stabiliti, con suppellettili, fornelli a gas e indumenti, nel sottopasso pedonale che dal parco porta al vicino Centro commerciale. La polizia municipale ha provveduto ad allontanarli e una ditta incaricata da Palazzo d’Accursio a ripulire tutto. Per i nove senza dimora è scattata la denuncia a piede libero per invasione di terreni

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Presidio antisfratto. Ottenuto il rinvio, ora servono soluzioni

29 novembre 2011 Commenti chiusi

Si è concluso con un rinvio lo sfratto previsto per questa mattina in via Vasco de Gama. La famiglia, chiusa dentro l’appartamento e sostenuta da un numeroso e partecipato presidio, composto da attivisti del movimento di lotta per la casa e dall’Assemblea Insolvente, ha ottenuto la possibilità di avere tempo fino al 10 gennaio.

Ma il problema rimane e diventa sempre più pesante: non vengono proposte soluzioni nemmeno temporanee per questi inquilini, che col nuovo anno si troveranno nella medesima situazione. Una famiglia in cui entrambi i coniugi lavorano, il marito part-time e la moglie a chiamata, non ha la possibilità di sostenere un affitto sul mercato privato. La conseguenza è che a gennaio si ritroveranno letteralmente in mezzo alla strada.

La stessa situazione riguarda migliaia di nuclei famigliari che vivono la precarietà abitativa tutti i giorni.

Sempre più persone non accettano che l’emergenza abitativa venga trattata come problema di ordine pubblico ed esigono risposte concrete da parte delle amministrazioni: l’unico strumento adottato fin ora è il protocollo di sostegno agli inquilini sotto sfratto, che si è rivelato, al pari dei quello dell’anno scorso, totalmente inefficace, riuscendo a risolvere neanche una decina di casi a fronte di oltre 3000 sfratti all’anno.

Rimettere al centro l’edilizia pubblica è l’unica garanzia oggi per i lavoratori e chi il lavoro non ce l’ha, ricordando che gli sfratti sono la “punta dell’iceberg” rispetto al problema del caroaffitti e dell’assenza di case popolari.
Edilizia pubblica che si può ottenere anche utilizzando lo strumento della requisizione di stabili sfitti di proprietà privata di fronte all’emergenza sociale, strumento applicato già a Roma e previsto dalla legge, e su cui l’assessore alla casa Malagoli non ha mai voluto prendere una posizione, forse perchè andrebbe contro gli interessi dei grandi proprietari e della rendita.

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Bologna Prende Casa

la settimana di santa insolvenza

29 novembre 2011 Commenti chiusi

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Si alle garanzie no all’elemosina

29 novembre 2011 Commenti chiusi

Lavoratori, precari, disoccupati, chiunque oggi abbia un problema di reddito (e siamo sempre di più!), e chiunque di conseguenza non riesce a pagare l’affitto, il mutuo o le bollette si rivolge ai servizi sociali. Ma i servizi sociali non sono la soluzione!

La precarietà la disoccupazione viene vista come una malattia che abbiamo preso per nostra colpa. I servizi sociali vengono utilizzati come medici per somministrarci medicine scadute o inutili per risolvere i nostri problemi. Bisogna che il problema abitativo sia visto come l’emergenza cittadina che è, e che sia levato dalle competenze del Servizio Sociale.

LO SFRATTO E’ INCOLPEVOLE SE SUBISCI LA PRECARIETA’!

Oggi per veder riconosciuto il punteggio di sfratto per morosità sulla propria domanda di casa popolare è necessario essere presi in carico dal servizio sociale. Il regolamento a questo proposito è molto rigido e molte situazioni di seria difficoltà non riescono ad ottenerlo. Il criterio di giustizia ed equità per attribuire questo punteggio sarebbe invece utilizzare una valutazione oggettiva, slegata dalla valutazione personale dell’assistente sociale, ovvero bisogna riconoscere che se l’affitto incide il 30% o più sul reddito lo sfratto per morosità può essere solo incolpevole.

Bisogna iniziare a porsi seriamente il compito di riprenderci ciò che è nostro, il lavoro, la casa, il reddito, per quanto riguarda il problema abitativo, la sua emergenza non possiamo più aspettare, se non ci danno case occorre prenderle direttamente noi! Non abbiamo più bisogno di medicine scadute, siamo noi la nostra cura!

BISOGNA PARTIRE DAI NOSTRI INTERESSI
PER LA CASA IL LAVORO IL REDDITO
CONTRO LA RENDITA E IL CARO AFFITTI

PRESIDIO

GIOVEDI 1 DICEMBRE ORE 10.30
PIAZZA LIBER PARADISUS
(COMUNE NUOVO) BOLOGNA

Bologna Prende Casa
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PALLAVICINI: MA QUALI SERVIZI?

18 novembre 2011 Commenti chiusi

casapoli/affittopoli a bologna 2

11 novembre 2011 Commenti chiusi

casapoli/affittopoli a bologna

11 novembre 2011 Commenti chiusi

un miricolo di santa insolvenza a bologna

11 novembre 2011 Commenti chiusi

riflessioni di un compagno del BPC sul 15

16 ottobre 2011 Commenti chiusi

riflessioni sul 15
L’Italia nel mediterraneo

Diego Negri*

La giornata del 15, la sua preparazione, le sue mille differenziazioni, con i diversi uffici stampa, percorsi, iniziative, con il numero delle bandiere, con le riunioni interminabili, con le scalette per gli interventi, si è risolta immediatamente dentro la battaglia di piazza San Giovanni, dove in modo anonimo, una parte di quella generazione precaria ha manifestato in modo diretto la sua indignazione al presente, rompendo ogni schema.

Stanno già vomitandoci addosso, analisi sociologiche, gare alla dissociazione o critiche a se si fosse fatto in questo modo o nell’altro…

E’ divertente leggere la quantità di termini con cui sono stati appellati i ragazzi di piazza san giovanni: teppisti, criminali, black bloc, terroristi, ecc… ma la lista potrebbe essere molto più lunga, come sempre si parla di tutto per non parlare di nulla.

Sta succedendo una cosa semplicissima, esiste ormai da diverso tempo una porzione sociale in questo paese che è di fatto esclusa da ogni meccanismo, sociale, politico, partecipativo. Si parla molto di precarietà, ma chi deve cambiare un lavoro ogni settimana, chi effettivamente non riesce ad arrivare alla fine del mese, chi è costretto a dover vivere sul sistema di credito delle precedenti generazioni, chi vive ogni giorno sulla propria pelle l’autorità del controllo poliziesco, oggi ha come unico mezzo, la rottura degli schemi, perché non ha collocazione. Dove dibattiti su violenza-non violenza, sinistra-destra (in un sistema bipolare dove gli interessi sono i medesimi), appaiono come vecchi arnesi da museo della storia.

Non è l’affermazione di una programma, ma è semplicemente reazione ad una situazione data.

Dove non vi è programma e neppure organizzazione, ma è semplicemente movimento dinamico, non fatto di assemblee, di determinati codici linguistici, di ripartizioni al Cencelli come micro parlamentini, è movimento con la m minuscola. E’ una fiammata, ma è sicuramente un calore che l’Italia non provava da diverso tempo. Un altro elemento importante è stata la rottura del piano della rappresentazione. Nessuna area o organizzazione potrebbe o avrebbe potuto sovra determinare questi eventi, può solo assecondare o combattere, ma non determinare.

Se è suggestivo lo slogan siamo il 99%, bisogna considerare che dentro questo 99% presenta settori che hanno tempi e modi diversi di esprimere la loro condizione e reazione al presente.

Se esiste un problema di prospettive, di fronte ad una crisi che mette in discussione le certezze degli ultimi 30 di plastica, questa non deve diventare un alibi per non scorgere le dinamiche che oggi attraversano la società. La generalizzazione della precarietà oggi investe quote sempre più consistenti di quel 99%, che chiede lavoro, casa, reddito, saperi, e anche se in forma indiretta un diverso futuro. Esiste un reale problema di partecipazione e protagonismo diretto, non mediato e non rinchiuso in meccanismi ormai incapaci di dare risposte nel qui e ora a queste nuove generazioni. Cosa che non può ridursi a discutere per le prossime manifestazioni di robusti servizi d’ordine (di fatto pensati contro i manifestanti) o a negare le scadenze nazionali, occorre avere la pazienza, la fantasia di saper dare voce a chi oggi vive e subisce la generalizzazione della precarietà. La velocità con cui si è messo in moto il mondo, provocato da una accelerazione causata dalla crisi, mette in discussione molto, dal piano generale a quello particolare, chi avrà la capacità di capire questo, potrà sperimentare forme, pratiche, organizzazioni di “valore d’uso” per tutti.

Poco tempo fa nelle piazze indignate spagnole e greche si leggeva un cartello che recitava: facciamo piano altrimenti svegliamo gli italiani. Oggi si può dire che la Grecia, la Spagna e il sud del Mediterraneo sono un pò più vicini all’Italia.

*BolognaPrendeCasa

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presidio davanti Equitalia Non paghiamo gli usurai!

6 ottobre 2011 Commenti chiusi

Mentre continua a crescere il numero degli sfratti per morosità, cosi come il numero delle famiglie insolventi al mutuo prima casa che si vedono sequestrare l’abitazione dalla banche e mentre si allunga la lista di richieste per ottenere una casa popolare, le amministrazioni a tutti i livelli, compreso il comune di Bologna, e con accordo bipartisan, stanno progettando di vendere tutto il patrimonio immobiliare per ripianare i bilanci. Vendere patrimonio pubblico significa peggiorare le condizioni di tutti coloro che oggi stanno pagando una crisi che non hanno creato e che si trovano in emergenza abitativa. I beni comuni ci appartengono e devono rimanere a beneficio di tutti
Contro la politica dei sacrifici imposta in nome di un debito sovrano, rispondiamo che noi quel debito non lo paghiamo!

Per questi motivi il movimento per il diritto all’abitare partecipa alle mobilitazioni del 7 ottobre in vista della mobilitazione internazionale del 15 ottobre.

domani venerdi 7 ottobre

-Presidio alle ore 11, piazza Liber Paradisus davanti alla sede di Equitalia.

-Manifestazione contro il sacco di Bologna concentramento ore 19.30 da Piazza Liber Paradisus a piazza Maggiore,

Bologna Prende Casa
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