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Archivio per dicembre 2010

sciopero generale!

28 dicembre 2010 Commenti chiusi

COMUNICATO STAMPA
USB VERSO LO SCIOPERO GENERALE
ALL’ACCORDO FIAT RISPONDIAMO NO

L’Esecutivo nazionale confederale USB, riunitosi oggi a Roma, ha valutato attentamente quanto sta accadendo nel paese, dalla sottoscrizione dell’accordo di Mirafiori alle mobilitazioni studentesche, ed ha deciso di avviare il più ampio confronto con le organizzazioni sindacali conflittuali e con le componenti sociali in lotta al fine di promuovere forti mobilitazioni, fino alla effettuazione di uno sciopero generale e generalizzato da tenersi nel mese di febbraio 2011.
L’Esecutivo nazionale USB, pur dando un giudizio fortemente negativo e di illegittimità sulle consultazioni convocate solo quando richieste dalla controparte padronale e quando i lavoratori sono chiamati ad esprimersi con la “pistola puntata alla testa”, ha deciso di promuovere il NO al referendum sull’accordo Fiat Mirafiori.

L’Esecutivo nazionale USB ha pertanto demandato alla propria struttura USB
Fiat Mirafiori di valutare la possibilità di costituirsi in Comitato per il
NO che intervenga anche formalmente nella fase referendaria.

Roma, 28 dicembre 2010

Unione Sindacale di Base

00185 Roma, V.le Castro Pretorio 116 – web: http://www.usb.it
http://www.usb.it/
e-mail: usb@usb.it

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il regalo del governo x natale

23 dicembre 2010 Commenti chiusi

L’emergenza abitativa non esiste: cancellata nel decreto del Milleproroghe la proroga degli sfratti, ignorata la richiesta di moratoria.

Per il Governo la questione casa risulta talmente marginale da “dimenticare” nel Milleproroghe la reiterazione della tutela negli sfratti per le cosiddette categorie protette. La coperta che era già corta viene tolta definitivamente e migliaia di nuclei familiari vengono lasciati alle prese con i provvedimenti di rilascio.
I movimenti per il diritto all’abitare e l’inquilinato colpito dalle dismissioni hanno chiesto ripetutamente una moratoria generalizzata, che coprisse anche gli sfratti per morosità
Se aggiungiamo le difficoltà in cui versano coloro che non riescono a pagare i mutui e sono a rischio pignoramento il quadro è ancora più che fosco.
Eppure non si investe più un soldo nell’edilizia residenziale pubblica e si continua a filosofeggiare intorno all’housing sociale e alle nuove proposte edilizie regionali. La sensazione forte è che si voglia approfondire talmente l’emergenza da poter giustificare ogni scempio immobiliare e una nuova forte cementificazione, da sostenere con le necessità di far ripartire il comparto edilizio e dare risposte abitative a soggetti solvibili ma non più in grado di sopportare i costi attuali degli affitti e dei mutui.
Anche l’ottava commissione della camera che ieri ha approvato all’unanimità una risoluzione sul tema in oggetto, fa un passo indietro sulla moratoria, perfettamente in linea con i voleri del governo Berlusconi.
È chiaro che il partito dei costruttori è molto forte, da oggi vanta un nuovo amico con l’arrivo di Smedile, e la rendita fondiaria sta organizzandosi per un’operazione in grande stile a partire dalle leggi regionali in approvazione o approvate, in perfetto assetto bipartisan. Contro questo potentato, di cui sono parte anche gli Enti privatizzati, non si può mollare.
Rilanciamo da subito la necessità di una moratoria su sfratti, sgomberi, insolvenze, pignoramenti, vendite a terzi degli alloggi in dismissione e/o cartolarizzati. Come movimenti e come sindacati degli inquilini dobbiamo rigettare questa logica che cancellando bonus per gli affitti e tutele lascia tutti e tutte in balìa di un mercato drogato e imbarbarito. Ci sono migliaia di alloggi vuoti, di aree ed edifici da recuperare, di strutture da destinare al riuso in funzione dell’emergenza casa come le caserme o altro patrimonio demaniale. Fermiamo il consumo di suolo e usiamo ciò che già è costruito, a partire dal patrimonio degli Enti.

Associazione Inquilini e Assegnatari
AS.I.A.– USB

bologna.asia@usb.it

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Due parole sul 14 dicembre a Roma

19 dicembre 2010 Commenti chiusi

Il 14 dicembre è stata una giornata storica. Dopo anni di passività e rassegnazione, migliaia di giovani hanno deciso di riprendere in mano il loro futuro e sono scesi in piazza per sfiduciare questo e tutti i governi che negli anni hanno contribuito alla sottrazione sistematica dei diritti sociali.

Scendere in piazza quel giorno era, per noi studenti, una scelta obbligata. Non inserire la lotta al ddl Gelmini in un quadro più ampio avrebbe, infatti, portato il movimento a compiere gli stessi errori fatti durante l’Onda del 2008 in quanto solo l’ampliamento dello spettro di azione, trascendendo dal singolo atto legislativo, può portare ad un reale cambiamento.

Alla manifestazione c’erano più di 100.000 persone e, per quanto politici e sedicenti intellettuali (la lettera di Saviano è esemplificativa)abbiano condaannato fermamente gli scontri di Roma riducendoli all’azione di provocatori, infiltrati e teppisti, noi sappiamo che la realtà è molto diversa.Eravamo in quella piazza. Eravamo dietro quegli scudi. Eravamo con il casco in testa a pretendere un futuro che ci stanno togliendo giorno dopo giorno. E ricordiamo benissimo che, ogni volta che in tantissimi siamo tornati alla carica in via del Corso e ogni volta che le camionette sono arretrate, tutta Piazza del Popolo ha applaudito. Applaudiva chi non era in prima fila, chi era sul Pincio a guardare, chi era arrampicato sull’obelisco: ognuno sentiva come suo quel momento.
Non siamo “esperti della rivolta” o “ultras del caos” come hanno voluto definirci, ma nemmeno sprovveduti ragazzini nelle mani di cattivi maestri. Siamo semplicemente le migliaia di precari che lavorano in ristoranti e call center per quattro spiccioli, gli operai in cassa integrazione, gli studenti che pagano sempre più tasse ed hanno sempre minor accesso al diritto allo studio, i laureati senza un lavoro obbligati a mesi di tirocini totalmente gratuiti presentatici come opportunità di formazione e che sono solo un’altra forma di sfruttamento. Se però tutte queste figure vogliono essere racchiuse dalla sigla black-block, ebbene si, eravamo tutti black-block.

Hanno fatto passare gli scontri come uno sfogo di violenza ingiustificata, ma non è così. La rabbia derivava dalla constatazione che, nonostante proteste e mobilitazioni, le nostre richieste continuavano ad essere ignorate e che la piazza, unica vera realtà rappresentativa delle nostre necessità, veniva militarizzata, rinchiusa, repressa.

Durante la giornata molti sono stati i fermi e gli arresti e, ad oggi, 22 degli arrestati sono a piede libero ed uno è agli arresti domiciliari. Benché la legittimità degli arresti sia stata confermata e le udienze siano state fissate per il mese di febbraio Maroni ha dichiarato di non condividere questa decisione. Il ministro ha, infatti, dichiarato che avrebbero dovuto rimanere in stato di fermo fino alla fine della discussione sul ddl 1905 per impedire la reiterazione del reato. Ricordiamo a Maroni e agli altri che nelle settimane precedenti al 14 dicembre in tutta Italia si è assistito ad una mobilitazione radicale e diffusa e che, a fronte di 23 compagni arrestati, fuori ne sarebbero comunque rimasti migliaia che non hanno esaurito le loro energie e la loro rabbia a Piazza del Popolo.

Abbiamo smesso di essere spettatori, pretendiamo di essere protagonisti!

Questo è solo l’inizio!

I diritti non si meritano, si conquistano!

Red Net

Rete delle Realtà Autorganizzate Universitarie

www.red-net.it

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Contro la chiusura dell’Istituto Fioravanti

15 dicembre 2010 Commenti chiusi

Gli studenti dell’istituto professionale Fioravanti denunciano la scelta dell’amministrazione provinciale di accorpare la scuola all’istituto tecnico Belluzzi di Casalecchio. Molti studenti infatti, arrivano al Fioravanti da zone periferiche e dai paesi limitrofi. Una razionalizzazione del sistema scolastico richiederebbe di moltiplicare le sedi per renderle meglio raggiungibili. Al contrario, si vuole chiudere una sede in zona centrale, rendendola oggetto dello sciacallaggio speculativo, per deportare tutti in una sede situata all’estrema periferia, che sarà difficilmente raggiungibile per la maggioranza degli alunni del Fioravanti.
Le scuole professionali e gli istituti tecnici non avranno più cittadinanza nel centro di Bologna? Siamo studenti di serie B?
Non vi è nelle priorità della provincia alcuna attenzione per la qualità dell’offerta formativa. Dopo anni di abbandono del Fioravanti, che soffre la carenza di materiali e spazi, si rischia di peggiorare ancor di più la situazione privando entrambe le scuole dei locali e del personale necessario al normale svolgimento delle attività scolastiche e di laboratorio.
Tutte le componenti del Belluzzi (lavoratori, studenti,famiglie) si sono già pronunciate contro l’accorpamento e ora gli studenti e i lavoratori del Fioravanti, traditi da anni di mala gestione sia della provincia e delle vecchie dirigenze d’istituto, fanno altrettanto.
Gli studenti e i lavoratori del Fioravanti non accettano di essere considerati di serie B, gli istituti tecnici e le professionali possono essere come i licei collocati nel centro storico, e per questo chiediamo che si potenzi l’attuale Fioravanti, aumentando e migliorando l’offerta formativa investendo sull’istituto e bloccandone la chiusura.

Comitato difesa Istituto Fioravanti
Bologna Prende Casa
USB-Scuola

http://bolognaprendecasa.noblogs.org/

Brutti sporchi e cattivi?

14 dicembre 2010 Commenti chiusi

Si pensa che chi lavora e studia all’istituto Fioravanti sia brutto, sporco e cattivo. Non ci sono né brutti né sporchi ma sicuramente cattivi.

Siamo cattivi perché non vogliamo ancora una volta che siano le persone più deboli e con meno possibilità economiche a dover subire i processi di ristrutturazione scolastica e urbana.
Vogliono chiudere una scuola professionale in centro e spostarla in periferia, creando un grosso disagio a tutti gli studenti che vivono sparsi per tutta la provincia e mettendo a rischio decine di posti di lavoro, perché la città deve essere una vetrina e quindi le professionali non ci possono stare!
Il Fioravanti è una scuola già da diverso tempo abbandonata a se stessa, dove già i lavoratori della scuola denunciavano una situazione intollerabile sia sotto il profilo contrattuale sia sotto quello della formazione da dare agli studenti, i laboratori sono inservibili e manca materiale didattico.

Si vuole creare un centro cittadino solo per chi può permetterselo, dove in nome della speculazione e degli interessi dei soliti noti si ridisegna una città per ricchi. In queste settimane a Bologna l’amministrazione comunale e provinciale per fare cassa vuole svenderanno migliaia di metri quadri di patrimonio pubblico, dalle 10 ex caserme, alla maternità di via d’Azeglio. Gli speculatori le acquisteranno pagando 1 e ricavando 1000 trasformandole in alberghi e case di lusso.

Il diritto all’abitare vuol dire per noi difendere gli interessi popolari, contro chi ci vuole espellere dalle città, contro chi vuole creare scuole ghetto, contro chi ci vuole esclusi da tutto. Non vogliamo essere studenti, lavoratori e cittadini di serie B.

DIFENDERE LA SCUOLA FIORAVANTI
PER I LAVORATORI E GLI STUDENTI
PER IL DIRITTO ALL’ABITARE PER TUTTI/E

Bologna Prende Casa
USB-Scuola

Per info: bolognaprendecasa@autistici.org
http://bolognaprendecasa.noblogs.org/

video report manifestazione 11 dicembre

13 dicembre 2010 Commenti chiusi

La vostra crisi non è la nostra crisi

13 dicembre 2010 Commenti chiusi

Dopo settimane di mobilitazione e di lotte che ci hanno visti protagonisti in centinaia di piazze, non solo contro il ddl Gelmini ma anche a sostegno delle lotte di lavoratori, precari e migranti che non vogliono pagare gli effetti della crisi, il movimento del mondo della formazione e, in particolare il movimento studentesco, si trovano davanti la sfida dell’indipendenza politica e organizzativa. L’abbiamo urlato nei nostri slogan che “non siamo rappresentabili” ora questa autonomia da una cordata di politicanti antiberlusconiani di convenienza dobbiamo praticarla. La crisi di governo sta arrivando ad un momento cruciale, il 14 dicembre si vota la fiducia al governo. Dopo mesi in cui, protagonista dello scenario politico è stato lo scontro interno alla maggioranza, mentre nel paese crescevano le tensioni e le proteste di fronte agli effetti di una crisi economica che sta scuotendo l’intero sistema economico e politico dominante, dobbiamo rimettere al centro le prospettive per il superamento dell’attuale stato di cose.
Non è solo contro il governo Berlusconi che ci siamo mobilitati in questi settimane, ma contro un intero mondo della politica e di poteri forti che ci vogliono rubare il futuro e la possibilità di pretenderne uno diverso, non da precari ne da sfruttati. Non può essere quindi la sola data del 14 “la NOSTRA data”.
La situazione di oggettiva difficoltà del governo non è stata determinata, in gran parte dalla nostra mobilitazione ma da uno scontro tra poteri forti, i quali abbandonata la barca che affonda per passare ai principali partiti di opposizione si candidano ancora una volta a essere i detentori del futuro di questo paese.
L’unica via di uscita per le lotte e per i movimenti è quella di continuare a costruire iniziative, momenti di discussione, strutturazione e unificazione delle lotte indipendenti, per trasformare la crisi politica in corso in spazi per un’alternativa allo sviluppo capitalista.

Compagni/e universitari di Bologna

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foto 11 dicembre

13 dicembre 2010 Commenti chiusi

Le mobilitazioni contro i tagli al Welfare continuano.

Si è svolta Sabato la manifestazione della campagna Welfare in Comune contro
i tagli al bilancio cittadino 2011, che ha visto la partecipazione di un
migliaio di persone del mondo del lavoro, del popolo dei passeggini, del
movimento di lotta per la casa, della realtà studentesca. La manifestazione
ha avuto inizio con un concentramento in piazza dell’Unità alle ore 14.
Il corteo si è mosso alle15.30, raggiungendo così i due attivisti del
movimento di lotta per la casa arrampicati sulla torre della stazione dal
giorno precedente. I due sono stati fatti scendere e accolti nel corteo che
ha proseguito verso il centro cittadino per giungere in piazza Verdi. Il
corteo non ha però accettato di sottostare al divieto di manifestare nelle
vie del centro e ha quindi proseguito per via Zamboni e Rizzoli per poi
giungere all’interno di Palazzo d’Accursio, occupando lo scalone e il
cortile interno.
La manifestazione di ieri è un passaggio di un percorso che continuerà a
vederci in mobilitazione per impedire che le scelte di questa
amministrazione vadano a colpire le famiglie che già oggi stanno pagando il
prezzo della crisi.
Altri appuntamenti sono già previsti, il primo è un corteo per lunedì 13
dicembre con appuntamento alle 17.30 in piazza Nettuno, l’altro è
un’assemblea cittadina nei prossimi giorni per un ulteriore confronto fra
tutte le realtà in mobilitazione.

campagna welfare in comune
http://welfareincomune.blogspot.com/

foto occupazione torre stazione di Bologna

10 dicembre 2010 Commenti chiusi

occupazione della torre della stazione di bologna, due attivisti sopra la torre pronti a rimanere a dormire su.
Bologna Prende Casa

occupata stazione

10 dicembre 2010 Commenti chiusi

10 dicembre Bologna

Occupata la torre della stazione

I movimenti di lotta per la casa hanno occupato la torre in stazione sul ponte matteotti, per rilanciare la mobilitazione contro i tagli al welfare, per il blocco degli sfratti e per più case popolari. Più pubblico meno privato!
Sotto la torre è stato indetto un presidio permanente.

Bologna Prende Casa

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