riflessioni di un compagno del BPC sul 15

16 ottobre 2011 Commenti chiusi

riflessioni sul 15
L’Italia nel mediterraneo

Diego Negri*

La giornata del 15, la sua preparazione, le sue mille differenziazioni, con i diversi uffici stampa, percorsi, iniziative, con il numero delle bandiere, con le riunioni interminabili, con le scalette per gli interventi, si è risolta immediatamente dentro la battaglia di piazza San Giovanni, dove in modo anonimo, una parte di quella generazione precaria ha manifestato in modo diretto la sua indignazione al presente, rompendo ogni schema.

Stanno già vomitandoci addosso, analisi sociologiche, gare alla dissociazione o critiche a se si fosse fatto in questo modo o nell’altro…

E’ divertente leggere la quantità di termini con cui sono stati appellati i ragazzi di piazza san giovanni: teppisti, criminali, black bloc, terroristi, ecc… ma la lista potrebbe essere molto più lunga, come sempre si parla di tutto per non parlare di nulla.

Sta succedendo una cosa semplicissima, esiste ormai da diverso tempo una porzione sociale in questo paese che è di fatto esclusa da ogni meccanismo, sociale, politico, partecipativo. Si parla molto di precarietà, ma chi deve cambiare un lavoro ogni settimana, chi effettivamente non riesce ad arrivare alla fine del mese, chi è costretto a dover vivere sul sistema di credito delle precedenti generazioni, chi vive ogni giorno sulla propria pelle l’autorità del controllo poliziesco, oggi ha come unico mezzo, la rottura degli schemi, perché non ha collocazione. Dove dibattiti su violenza-non violenza, sinistra-destra (in un sistema bipolare dove gli interessi sono i medesimi), appaiono come vecchi arnesi da museo della storia.

Non è l’affermazione di una programma, ma è semplicemente reazione ad una situazione data.

Dove non vi è programma e neppure organizzazione, ma è semplicemente movimento dinamico, non fatto di assemblee, di determinati codici linguistici, di ripartizioni al Cencelli come micro parlamentini, è movimento con la m minuscola. E’ una fiammata, ma è sicuramente un calore che l’Italia non provava da diverso tempo. Un altro elemento importante è stata la rottura del piano della rappresentazione. Nessuna area o organizzazione potrebbe o avrebbe potuto sovra determinare questi eventi, può solo assecondare o combattere, ma non determinare.

Se è suggestivo lo slogan siamo il 99%, bisogna considerare che dentro questo 99% presenta settori che hanno tempi e modi diversi di esprimere la loro condizione e reazione al presente.

Se esiste un problema di prospettive, di fronte ad una crisi che mette in discussione le certezze degli ultimi 30 di plastica, questa non deve diventare un alibi per non scorgere le dinamiche che oggi attraversano la società. La generalizzazione della precarietà oggi investe quote sempre più consistenti di quel 99%, che chiede lavoro, casa, reddito, saperi, e anche se in forma indiretta un diverso futuro. Esiste un reale problema di partecipazione e protagonismo diretto, non mediato e non rinchiuso in meccanismi ormai incapaci di dare risposte nel qui e ora a queste nuove generazioni. Cosa che non può ridursi a discutere per le prossime manifestazioni di robusti servizi d’ordine (di fatto pensati contro i manifestanti) o a negare le scadenze nazionali, occorre avere la pazienza, la fantasia di saper dare voce a chi oggi vive e subisce la generalizzazione della precarietà. La velocità con cui si è messo in moto il mondo, provocato da una accelerazione causata dalla crisi, mette in discussione molto, dal piano generale a quello particolare, chi avrà la capacità di capire questo, potrà sperimentare forme, pratiche, organizzazioni di “valore d’uso” per tutti.

Poco tempo fa nelle piazze indignate spagnole e greche si leggeva un cartello che recitava: facciamo piano altrimenti svegliamo gli italiani. Oggi si può dire che la Grecia, la Spagna e il sud del Mediterraneo sono un pò più vicini all’Italia.

*BolognaPrendeCasa

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presidio davanti Equitalia Non paghiamo gli usurai!

6 ottobre 2011 Commenti chiusi

Mentre continua a crescere il numero degli sfratti per morosità, cosi come il numero delle famiglie insolventi al mutuo prima casa che si vedono sequestrare l’abitazione dalla banche e mentre si allunga la lista di richieste per ottenere una casa popolare, le amministrazioni a tutti i livelli, compreso il comune di Bologna, e con accordo bipartisan, stanno progettando di vendere tutto il patrimonio immobiliare per ripianare i bilanci. Vendere patrimonio pubblico significa peggiorare le condizioni di tutti coloro che oggi stanno pagando una crisi che non hanno creato e che si trovano in emergenza abitativa. I beni comuni ci appartengono e devono rimanere a beneficio di tutti
Contro la politica dei sacrifici imposta in nome di un debito sovrano, rispondiamo che noi quel debito non lo paghiamo!

Per questi motivi il movimento per il diritto all’abitare partecipa alle mobilitazioni del 7 ottobre in vista della mobilitazione internazionale del 15 ottobre.

domani venerdi 7 ottobre

-Presidio alle ore 11, piazza Liber Paradisus davanti alla sede di Equitalia.

-Manifestazione contro il sacco di Bologna concentramento ore 19.30 da Piazza Liber Paradisus a piazza Maggiore,

Bologna Prende Casa
ASIA-USB

Bologna 1 ottobre Presidio Itinerante

30 settembre 2011 Commenti chiusi

troppe persone senza casa, troppe case senza persone

Il problema abitativo sta assumendo a Bologna proporzioni mai viste. Sempre più persone sono condannate a condizioni di precarietà per l’impossibilità ad accedere ai carissimi affitti o ad accendere mutui. Anni di politiche bipartisan tese a vendere e depotenziare l’edilizia pubblica e le case popolari hanno reso questo strumento inadeguato a risolvere il problema dell’emergenza abitativa.
Di fronte a questo esistono in tutta Bologna migliaia di alloggi e stabili interi inutilizzati. Da una parte stabili di proprietà privata, lasciati vuoti secondo il meccanismo della rendita per far aumentare i prezzi degli affitti, dall’altro lato migliaia di immobili pubblici, in questi anni abbandonati al loro destino, che ora il Comune cerca di vendere per battere cassa e ripianare i buchi nel Bilancio.
Il problema e la soluzione sono sotto gli occhi di tutti: troppe persone senza casa, troppe case senza persone. È necessario utilizzare il patrimonio pubblico per dare una casa a chi non ce l’ha, e requisire il patrimonio privato inutilizzato.
Per questo il movimento di lotta per la casa invita tutti a partecipare al Presidio Itinerante Sabato 1 Ottobre ore 16.30 appuntamento davanti all’ex clinica Beretta in via XXI Aprile n.15., presidio che di sposterà per la città andando a sanzionare gli stabili lasciati vuoti e in mano alla speculazione.
Questa è inoltre una scadenza che vuole essere parte del percorso di costruzione della manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 15 ottobre, data internazionale di rabbia e indignazione di chi oggi sta pagando una crisi che non ha creato attraverso la precarietà lavorativa, abitativa, l’attacco ai diritti e al futuro.

Bologna Prende Casa

bolognaprendecasa.noblogs.org
bolognaprendecasa@autistici.org

presidio 26 settembre

26 settembre 2011 Commenti chiusi

Anche il movimento per il diritto all’abitare oggi 26 settembre in presidio ore 15.30 piazza Maggiore in occasione del consiglio comunale straordinario sul welfare.
La difesa del welfare cittadino dall’educazione alle case popolari è patrimonio di tutti coloro che si battono per i beni comuni. Per questo oggi anche il movimento per il diritto all’abitare sarà presente al presidio già indetto dagli educatori di nidi e cooperative. Non saremo complici di una giunta che sta immaginando di chiudere il bilancio “in pari” grazie alla vendita del patrimonio immobiliare pubblico, affermando che è meglio vendere le case popolari agli inquilini piuttosto che chiudere gli asili. Il preoccupante tentativo di opporre interessi dei lavoratori, dell’utenza e di chi è in sofferenza abitativa deve essere fermato. Oggi i lavoratori, i precari, i disoccupati e tutti coloro che stanno pagando una crisi che non hanno creato sono dalla stessa parte contro i profitti, la speculazione e la rendita, e contro tutti coloro che difendono il privilegio dei soliti noti.

bologna prende casa

6 settembre x il diritto all’abitare

4 settembre 2011 Commenti chiusi

Bologna martedì 6 settembre ore 9.00 in piazza XX Settembre

A fronte di una crisi che sta colpendo le condizioni abitative di migliaia di persone in tutta la Regione, così come sul resto del territorio nazionale, il governo, recependo i diktat dell’Unione Europea, sta discutendo una manovrale che si tradurrà in un ulteriore attacco ai settori che in questi anni stanno già pagando a caro prezzo le conseguenze della crisi.
Dopo oltre venti anni di politiche volte a favorire la rendita e i grandi proprietari assistiamo alla crisi del mercato del “mattone”, che i vari Piani Casa non sono riusciti a nascondere.
Così come molte altre Regioni, oggi l’Emilia Romagna vede l’esplosione dell’emergenza casa, fenomeno spesso collegato alla perdita del lavoro, all’erosione del reddito e del potere d’acquisto, alla carenza di alloggi popolari. Solo nel 2010 L’Emilia Romagna ha guadagnato il terzo posto sul podio nazionale degli sfratti, che sono stati 7.054, a cui si sommano migliaia di insolventi al mutuo prima casa. L’unica ricetta proposta da governo e opposizione è la vendita di tutto il patrimonio demaniale che si tradurrebbe nella privatizzazione di ampie superfici di territorio nazionale ovvero in consumo di suolo con cementificazioni selvagge, aumento dei costi delle abitazioni e in un assetto urbanistico fatto di ghetti da un lato e quartieri “di lusso” dall’altro.
E’ necessario quindi un totale cambio di passo che non assoggetti i beni comuni al profitto di pochi tramite svendite e privatizzazioni, ma che utilizzi il patrimonio pubblico per i bisogni dei giovani, dei disoccupati, dei precari, dei lavoratori tutti

Per questi motivi, come movimenti per il diritto all’abitare aderiamo alla piattaforma dello sciopero indetto dal sindacalismo di base e diamo appuntamento a Bologna martedì 6 settembre ore 9.00 in piazza XX Settembre, come prima data di un autunno che necessita una forte risposta alla macelleria sociale che i poteri forti di questo paese vogliono imporre.

Bologna Prende Casa
Diritti in casa Parma

per l’incontro nazionale a Roma del 10 settembre

29 luglio 2011 Commenti chiusi

Il 10 settembre, un virus che si deve diffondere sul territorio

Bologna Prende Casa, aderisce all’incontro nazionale del 10 settembre 2011 promosso da Roma bene comune. Un incontro che vuole provare a trovare nuovi livelli di connessione tra il sindacalismo conflittuale e i movimenti dei beni comumi, e più in generale rompere quel meccanismo di accerchiamento in cui le varie vertenze e lotte sono relegate in questo momento. Di fronte ad un padronato e ad un assetto politico di comando che si pensa sul piano generale occorre trovare la capacita di base di rispondere in modo adeguato.
E’ quello che si è verificato nella vertenza Fiat a Torino, dove di fronte all’isolamento degli operai, la risposta di Marchionne era: -O si fa cosi o me ne vado-, che voleva dire: non Torino, non l’Italia, ma il mondo è il mio scenario, lì mi muovo come il classico pesce nell’acqua. Potete, forse, prosciugare i vostri fiumiciattoli, non certo l’oceano in cui noi siamo soliti muoverci.

Se questa dinamica è stata ben visibile dentro il contesto Fiat, questo non è differente dalle diverse mobilitazioni che si sono avute e ci sono nei diversi settori sociali che oggi stanno pagando la crisi.

Le stesse battaglie per i beni comuni, sono si espressione come nel caso della TAV di forme di resistenza territoriali, ma rispondono a meccanismi di comando generali, dove il rapporto transazionale (in questo caso la UE) è strettissimo.

Pensiamo a tutti quei precari che oggi attraversano il mondo del lavoro, dove la condizione di ricatto è altissima, con una disoccupazione galoppante, soli individualmente contro un meccanismo che li schiaccia e li rende i moderni –schiavi-. Alle lotte dei detenuti dentro le prigioni, dove l’unico mezzo per farsi sentire è drammaticamente il conteggio dei suicidi, il carcere non è forse lo specchio deformato della nostra società, perché quindi non aver il coraggio di assumere e dare contenuto a questa porzione sociale.

Occorre davanti a tutto questo avere la fantasia, il coraggio di osare, di lottare, di sperimentare forme di collegamento che diano forza e comunanza a tutti i settori popolari nelle diverse articolazioni della società. Dove occorre mettere al centro un piano generale adeguato al nemico che oggi abbiamo davanti.

L’assemblea di Roma, deve mettere in comunicazione tutti quei soggetti che sul piano diretto stanno affrontando gli effetti della crisi, e al tempo stesso tenendo il piano dell’indipendenza sociale-politica come metro di prospettiva, se cosi non fosse, ancora una volta i settori popolari, i movimenti, i lavoratori saranno utilizzati come massa di manovra per nuove operazioni di palazzo. E’ per questo che per noi oggi indipendenza vuol dire assumere una prospettiva nuova, che rompa con i dogmi del presente, come il mettere al centro del dibattito la lotta contro i meccanismi di comando della UE e della stessa logica del profitto, come indirettamente è emerso dall’ultima tornata referendaria. Cosi come sperimentare nel qui e ora forme di collegamento dentro la precarietà sociale: dai lavoratori ai migranti, dagli studenti agli inquilini, dai precari ai detenuti. La scommessa è questa, avremo la forza e la fantasia di generalizzare le forme di sciopero, di lotta, assumendo una forma meticcia. Il nemico è forte perché si pensa su un piano globale, occorre avere anche noi la medesima capacità. Il meticciato che metteremo in campo il 10 settembre deve essere un virus, che si diffonde nei territori, e si colleghi sul piano generale a quella magmatica onda di protesta che sta investendo tutta l’area mediterranea, dalla Grecia al Marocco, dalla Tunisia alla Spagna.

Il movimento di lotta x la casa di Bologna, disoccupati, studenti e precari, è con questo spirito che parteciperà all’incontro del 10 settembre.

-Incontro nazionale per Sabato 10 Settembre a Roma nello spazio dell’ex deposito ATAC S. Paolo sottratto dai movimenti alla vendita ed alla speculazione-

Bologna Prende Casa
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un lacrimogeno sul viso

19 luglio 2011 Commenti chiusi

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il metodo marchionne sulla casa

14 luglio 2011 Commenti chiusi

Il metodo Marchionne
Casa e democrazia sindacale

Il metodo Marchionne, ossia la negazione della democrazia sindacale che si traduce nel riconoscimento della rappresentanza solo a quelle organizzazioni che firmano gli accordi proposti e si rendono complici della controparte, è stato applicato anche a Bologna, con l’esclusione dell’ASIA-USB, dal tavolo di confronto sull’ultimo protocollo cosiddetto anti-sfratto siglato ieri in prefettura tra la Prefettura stessa, le amministrazioni locali, i rappresentanti del tribunale, le organizzazioni dei proprietari e i sindacati “complici”.
La scelta delle convocazioni è stata basata sulla firma del protocollo siglato l’anno scorso. Protocollo che malgrado l’ampia pubblicità e il rilevante eco nazionale ricevuto, addirittura il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si complimentò con il prefetto di Bologna per la sensibilità dimostrata in merito ad un tema cosi emergenziale, non ha prodotto nessun risultato, se non fiumi di inchiostro e belle parole. Quel protocollo non ha bloccato un solo sfratto!. L’ASIA-USB non firmò quel protocollo proprio perché valutò che fosse inefficace e controproducente.
Riteniamo che a distanza di un anno quell’accordo può tranquillamente definirsi fallito e che il confronto su altre modalità e possibilità di intervenire per arginare il problema sfratti doveva essere portato avanti coinvolgendo il movimento di lotta per la casa, oggi ampiamente rappresentativo in città dell’emergenza abitativa.

Se da un lato individuiamo una precisa responsabilità nella prefettura che ha portato a questa esclusione, dall’altra parte non possiamo non sottolineare che la partecipazione dell’assessore alle politiche abitative del Comune di Bologna avrebbe dovuto essere una garanzia, a seguito delle dichiarazioni rilasciate dallo stesso, che in più occasioni ha sottolineato che principio fondante del proprio mandato sarebbe stata la partecipazione e il confronto con tutti. E meno male! Abbiamo già visto sgomberi e la negazione della più elementare democrazia sindacale, un inizio davvero coerente con le dichiarazioni fatte!

Il protocollo di ieri tocca una percentuale ristretta di soggetti che potranno usufruirne, a causa del limitato ammontare di denaro stanziato e per i requisiti richiesti per accedervi. Si mantiene il principio per cui è necessario trovare un accordo tra proprietà e inquilino, e il principio per cui il pubblico continua a tutelare il privato. Purtroppo però la crescita degli sfratti e dell’insolvenza dei mutui non si arresta, anzi, vede incrementi costanti da almeno 3 anni. A questo quadro si accompagna un aumento della disoccupazione e della precarietà, dentro un contesto che vede da una parte una crisi economica solo all’inizio e dall’altra drammatici tagli che a breve ricadranno come una scure su le stesse fasce sociali già fortemente colpite.

E’ quindi necessario pensare ad un meccanismo di tutela che includa tutti i soggetti colpiti dall’emergenza abitativa, diversificando gli strumenti e guardando ad ogni possibilità già oggi in campo. Proprio ieri finalmente, citando la Gabanelli, è arrivata una buona notizia. La quarta sezione penale del tribunale di Roma confermando quanto già stabilito in precedenza in un caso analogo dalla Corte di Cassazione del 2007, ha stabilito che requisire appartamenti sfitti per contrastare l’emergenza abitativa non è reato. Sono stati assolti ieri dal reato di «usurpazione di pubbliche funzioni» tre presidenti di tre municipi romani, Susi Fantino (IX), Sandro Medici (X), e Andrea Catarci (XI), sotto accusa per aver requisito nell’ottobre del 2007 -«in via urgente e temporanea » – più di duecento appartamenti sfitti per impedire che le famiglie affittuarie fossero sfrattate.
Questo è un segnale che è possibile affermare e praticare il diritto alla casa mettendo al centro gli interessi degli inquilini.

14 luglio 2011, Bologna

ASIA-USB

bologna.asia@usb.it
asia.usb.it

corteo al quartiere navile

13 luglio 2011 Commenti chiusi

tante case vuote
e la gente è per la strada

Si è svolto ieri il primo presidio itinerante nel quartiere navile che ha toccato alcuni luoghi della rendità e della speculazionesi. Il presidio si è trasformato in corteo da via ferrarese, a via donato creti fino a piazza dell’Unità. Al corteo hanno partecipato famiglie in emergenza abitativa, pracari e disoccupati. Il movimento di lotta x la casa nei prossimi giorni organizzerà un sencondo presidio itinerante contro gli spazi della rendità e della speculazione, per dare voce a chi oggi è in emergenza abitativa contro chi crea l’emergenza.
PER UNA BOLOGNA FONDATA SUI BENI COMUNI
PER IL DIRITTO ALL’ABITARE PER TUTTI/E

l’emergenza abitativa non va in vacanza!

12 luglio 2011 Commenti chiusi

L’EMERGENZA ABITATIVA NON SI FERMA
RIPRENDIAMOCI GLI SPAZI

Dopo aver ottenuto il blocco degli sfratti in Acer per l’estate, non si ferma la mobilitazione di chi a Bologna vive in prima persona l’emergenza abitativa. Seppur necessarie, le misure temporanee non porteranno soluzione al problema se non si saprà intervenire in modo decisivo sul lungo periodo. E’ importante che l’amministrazione riconosca i nodi strutturalii che hanno portato a questa emergenza sul territorio bolognese:
un patrimonio di oltre 10.000 appartamenti vuoti in città
più di un decennio con ZERO investimenti nell’edilizia popolare
1 famiglia su 4 è in difficoltà
vi sono 3.500 sfratti esecutivi per morosità, e a fronte di 10.000 domande per le case popolari, solo 400 in media all’anno vengono accettate.

Oggi mappiamo il QUARTIERE NAVILE per indicare lo scempio al quale ci obbligano ad assistere, al quale ci hanno abituati anestetizzando il nostro dissenso con l’illusione di poter vivere ancora il sogno del grande welfare emiliano: mentre i lavoratori sono costretti a fare i salti mortali per arrivare a fine mese, per pagare il mutuo o l’affitto, gli speculatori tengono vuoti gli spazi, nella speranza ben riposta di alzare i prezzi di mercato, con un’amministrazione finora compiacente che non ha fatto pressioni per regolamentare un simile scempio. Dai 26 edifici all’interno degli 11 ettari della CASERMA SANI, sottratti al pubblico e offerti ai privati grazie alle aste pensate dall’allora assessore Merola, agli enormi spazi vuoti delle ex fabbriche di VIA CRETI, assistiamo alla mancata volontà di reinvestire per il bene comune e all’incapacità di risolvere i problemi delle fasce più deboli con una gestione intelligente delle risorse a disposizione. Nella crisi, l’unica alternativa per uscirne senza le ossa rotte dei più come prezzo da pagare per le ancora maggiori ricchezze accumulate da pochi, starà nel ridisegnare i contorni del futuro sulla base degli interessi collettivi.
Solo invertendo queste tendenze si potrà mettere mano alla sostanza di un problema che investe fasce sociali sempre più ampie in modo trasversale. Una minaccia, quella di perdere il tetto sopra la testa, che non esclude nessuno e che non fa distinzioni di razza, età o religione: italiani e stranieri, occupati e disoccupati, cassintegrati e precari, tutti accomunati dalla stessa emergenza. Minimo denominatore comune: lavoratori in crisi che non hanno voce nella stanza dei bottoni
Solo appoggiandoci a solide fondamenta di lotte sociali per gli interessi di tutti (dai presidi antisfratto ai referendum per la salvaguardia del patrimonio pubblico, dalle autoassegnazioni popolari alla difesa del territorio come in Val di Susa), potremo tornare a ripararci sotto un tetto comune!

Solo organizzandoci assieme potremo far fronte a una battaglia che riguarda noi tutti!
Per una Bologna dei beni comuni!

Bologna Prende Casa
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